Sergio Stivaletti: Creare l’Orrore
a cura di As Chianese
*Alex Cunsolo
“ Il Cinema, né un’ arte, né una tecnica, un mistero.”
J. – L. Godard
Anche adesso che è unanimemente considerato, da critica e pubblico, il maestro italiano degli effetti speciali Sergio Stivaletti (Roma, 1957) ama ricordare quando, da ragazzino, la domenica andava a vedere le rassegne cinematografiche in parrocchia, sottobraccio del padre. Furono proprio quelle pellicole in seconda o terza visione, perlopiù western e film di fantascienza, a far nascere in lui l’amore per la settima arte: il cinema.
Ma di quelle visioni il piccolo Sergio voleva soprattutto scovare le più remote alchimie, i più celati segreti, in una parola gli “effetti speciali”.
I cult di Sergio Leone, la science fiction (in particolare “2001: Odissea nello Spazio” di Kubrick, ma anche i film giapponesi da Godzilla in poi) e tutto il cinema di genere fecero subito breccia nel cuore del giovane Sergio che, con la meticolosità e la cura del neofita, si sarebbe in seguito divertito a creare oggetti bizzarri ed altro materiale che, da semplici creazioni personali che erano, si tramutarono subito in vero e proprio materiale di scena, quegli oggetti che in America chiamano props e che sono indispensabili nei set.
È da premettere che la famiglia di Sergio, da sempre amante delle antichità e degli stili d’arredamento, giocò un ruolo fondamentale negli inizi della sua ascesa professionale: fu Luciana Morosetti (sua cognata) costumista dei primi film di Pupi Avati che, dopo aver chiesto in prestito degli oggetti per il set de “La Casa dalle Finestre che Ridono” (1976), chiese a Sergio di realizzarne altri, più particolari, per i successivi “Jazz Band” (1979) e “Le Strelle nel Fosso” (1978). Suoi infatti sono una Torre Eifell fatta di fiammiferi che fa capolino nel primo film e un paio d’occhiali settecenteschi per il successivo.
Dopo questi piccoli lavori Stivaletti decise, da buon autodidatta, di imparare il mestiere collaborando nello studio di Angelo Mattei, un suo collega presentatogli dall’allora esordiente alla regia Lambeto Bava, che aveva realizzato parecchie creazioni tra le quali i putrescenti cadaveri di “Inferno” (1982) di Dario Argento.
Fu proprio da qui che iniziarono le collaborazioni agli effetti speciali di vari film: Stivaletti approda da assistente sul set di “Murder Obsession” (1981) l’ultimo film, il testamento cinematografico, del padre dello spaghetti horror Riccardo Freda.
Qui il giovane effettista viene a contatto con i “ferri del mestiere” e capisce subito quanto siano esigenti i registi e le produzioni: infatti Riccardo Freda, da sempre ritenuto un regista particolarmente esigente, si dimostra subito insoddisfatto del lavoro dello studio di Mattei, criticandone la realizzazione di alcune teste umane da utilizzare nel finale del film. Ma forse è proprio dopo questo incontro che Stivaletti prende coscienza del suo lavoro: infatti decide di dedicarsi allo studio delle tecniche, nel settore degli effetti speciali, che venivano da Hollywood.
Da ammiratore dei lavori di Ray Harryhausen, Dick Smith e Rick Baker decide di sperimentare le loro tecniche all’inizio da autodidatta poi, in special modo attraverso il corso di Smith, che in occasione di un viaggio negli U.S.A. conoscerà personalmente divenendo suo amico-discepolo. Nello stesso viaggio visita anche i laboratori di Baker, l’autore delle realistiche trasformazioni di “Un Lupo Mannaro Americano a Londra” (1981) quello di Tom Savini e la mitica I.L.M. di Lucas.
Dopo aver conosciuto Lamberto Bava, promettente figlio d’arte del regista Mario (autore molto apprezzato dallo stesso Stivaletti, che conserva perfino una macchina da presa appartenuta al padre dell’horror italiano), Sergio decide di mettere a frutto le esperienze accumulate e, dopo aver collaborato alla creazione del semplice materiale di scena costituito da una scultura del cobra per il fantastico-avventuroso “I Cacciatori del Cobra d’Oro” (1982) di Antonio Margheriti, realizza delle riprese in stop motion di alcuni minuscoli vermi per “Assassino al Cimitero Etrusco” (1982) di Sergio Martino, riuscendo così a coronare il sogno di utilizzare per la prima volta questa tecnica da lui tanto amata.
Il suo lavoro lo mette in risalto nel panorama del make-up e degli effetti speciali più avanzati tanto che, viene chiamato alla grande prova, grazie all’interessamento dello scenografo Maurizio Garrone: lavorare con Dario Argento per gli effetti speciali di “Phenomena” (1983).
Sul set Luigi Cozzi è il coordinatore degli effetti speciali insieme a Ferdinando Armati che è addetto alle riprese degli insetti, Stivaletti invece realizza il make-up del mostro protagonista del film: un orrendo bambino psicopatico dai tratti somatici devastati. In seguito Sergio spiegherà di essersi ispirato ai suoi libri di medicina (materia studiata nella sua espereienza universitaria dopo la maturità scientifica) ed in particolar modo alla sindrome di Patau, una rara malattia genetica.
Sempre in Phenomena, suoi sono anche gli effetti di una putrescente testa decapitata e dello sciame di mosche che invade il college (location fondamentale del film). Vale la pena forse di ricordare come fù realizzato quest’ultimo effetto : partendo dalle reminiscenze di una tecnica utilizzata in un film biblico da Mario Bava e raccontatogli dal figlio Lamberto, Stivaletti propose di riprendere con una macchina da presa caricata con pellicola ad alto contrasto, del caffè macinato che, rovesciato in una vasca piena d’acqua (in sostanza un acquario), desse l’impressione di uno sciame di mosche in movimento. Successivamente con una sovrimpressione in “truka” lo “Sciame” costituito dalla minuta grana del caffè e sovrapposto allo sfondo girato dal vero, avrebbe simulato le evoluzioni di una moltitudine di insetti in arrivo. L’idea accolta favorevolmente da Cozzi e da Argento si trasformerà in una delle più spettacolari sequenze del film.
Proprio sul set di “Phenomena” compaiono alcuni collaboratori che in seguito diverranno degli habituè delle produzioni di Dario Argento; Michele Soavi è l’assistente alla regia, mentre Maurizio Garrone firma la scenografia. Dopo l’ottimo successo di “Phenomena” la collaborazione tra Argento e Stivaletti prosegue in “Dèmoni” (1985) con Lamberto Bava dietro la macchina da presa e Argento nel ruolo di produttore e sceneggiatore.
Per ammissione di Stivaletti stesso, “Dèmoni”, è una sorta di risposta europea al cinema di genere americano di quegli anni, una risposta sostenuta più dall’ingegno che dal modesto budget, tanto che dopo questo cult (che andò molto bene al botteghino) anche gli americani cercheranno di attingere da questo nostrano must.
“Dèmoni” è un film basato sul contagio, sulla claustrofobia e sul sangue, che narra la vicenda di un gruppo di giovani, rinchiuso in un cinema, dove alcuni spettatori sono vittime di un morbo che si diffonde attraverso una strana maschera dalle fattezze demoniache, capace di trasformare chiunque la indossi in un demone affamato di sangue.
Grazie ad un sapiente uso dei primi esperimenti animatronici, Stivaletti è in grado di realizzare le trasformazioni, “a vista” che nel nostro cinema non erano mai state tentate prima. Resta a tutt’oggi insuperata (per ammissione dello steso Stivaletti) ad esempio la sequenza della prima trasformazione di una vittima in dèmone, eseguita mediante un ingegnoso meccanismo a cavi che lentamente sostituiva i denti con zanne ripugnanti.
Sergio, da “Dèmoni” in poi, colma il vuoto che i grandi artigiani del nostro cinema avevano lasciato: Mario Bava era stato infatti il primo realizzatore di effetti speciali in Italia, mentre Carlo Rambaldi (il celebre creatore di “E.T.”, che Stivaletti conosce e stima) già da tempo lavorava negli Usa. Stivaletti continuerà in Italia con altre importanti collaborazioni a portare avanti sia le tradizionali tecniche come la stop motion ereditata da Harryhausen che la avveniristica e nascente computer graphic.
Il sequel del fortunato Dèmoni (1986, Dèmoni 2) vede confermato il cast tecnico del suo predecessore, ma pur nella poveretà del budget, migliorano sensibilmente le tecniche utilizzate per gli effetti speciali, si fanno più audaci le trasformazioni e c’è spazio anche per l’inventiva! Viene così finalmente alla luce Menelik, una famelica creatura partorita dalla mente dello stesso Stivaletti il quale aveva già tentato di proporlo, insieme ad altre creature fantastiche (ispirate dal celebre dipinto “le tentazioni di S. Antonio”) a Bava e Argento nella precedente produzione del primo Demoni. Un cenno merita anche anche l’effetto del dèmone che fuoriesce direttamente dallo schermo televisivo, un effetto, ottenuto deformando da dietro una falsa tv una pellicola costituita di “semplice” lattice che molti, oggi, scambiano per computer graphic dimenticando che il digitale arriverà solo 10 anni dopo.
Negli anni seguenti Stivaletti continua a lavorare insieme a Lamberto Bava per i suoi interessanti thriller: “Morirai a Mezzanotte” (1986, dove sua è la maschera del misterioso assassino) e “A Cena col Vampiro” (1987); anche se l’horror e il fantastico sono chiaramente i suoi generi, all’inventivo effettista non dispiace di lavorare anche con autori “impegnati” come Damiano Damiani (per “L’Inchiesta” 1986), oltre che con altri registi di genere quali Sergio Martino e Marcello Avallone.
Quando Dario Argento ritorna a dirigere uno dei suoi thriller, “Opera” (1987), affiderà ancora a lui la realizzazione di alcuni corvi meccanici e di altri effetti visivi. Un contributo importate che porterà Stivaletti anche a fare da consulente per la creazione di effetti speciali in altre produzioni e a lavorare ancora con lo stop motion per gli aracnidi di “Il Nido del Ragno” (1987) ottimo film d’esordio di Gianfranco Giagni. Ritorna ancora a lavorare con l’amico Lamberto Bava ne “Il Maestro del Terrore” (1989), film dalle allucinanti tematiche incentrato proprio sul mondo degli effetti speciali.
Ma una nuova sfida viene raccolta da Sergio con “La Chiesa” (1989), prodotto da Dario Argento inizialmente come ideale numero 3 di “Dèmoni” e diretto da Michele Soavi, il più promettente dei nuovi registi horror italiani. Grazie ad un uso sapiente del make-up e a degli effetti piuttosto sofisticati (da manuale il demonio che si accoppia con la giovane protagonista sopra un altare sacrificale) il film risulta particolarmente indovinato.
Dopo altre collaborazioni nazionali (con registi come Francesco Nuti) Stivaletti ritorna all’horror ancora grazie a Bava nell’omaggio al celebre padre, il remake de “La Maschera del Demonio” (1990).
Nello stesso anno Stivaletti conosce il maestro americano del horror gotico Roger Corman e scambia con lui alcune idee proponendogli un innovativo make up per il suo film “Frankenstein oltre le frontiere del tempo” (1990) mai usato per ragioni produttive.
Intanto in Italia c’è fermento, Michele Soavi prepara un satanic-movie ispirato al mondo delle sette religiose: “La Setta” (1991), film che è ancora prodotto e sceneggiato da Dario Argento dove Stivaletti realizza la “sindone assassina” ed altri effetti speciali ed animatronici.
Lamberto Bava intanto inizia a girare i suoi tv movies fantasy per la televisione: i 5 capitolo di “Fantaghirò” (1991 – 1997), prodotti da Mediaset, si avvalgono tutti degli effetti speciali e delle creazioni di Stivaletti, diventati un cult per chi all’epoca era bambino (tanto che, ospite del programma televisivo per bambini “Big”, nel 1991 per la RAI, Sergio improvviserà due lezioni sugli effetti speciali.
Intanto i suoi lavori approdano su molti altri set: la poliedricità di Sergio, artista-artigiano, spazia dal cinema di genere ai tv-movies (c’è ancora la sua mano in altri film televisivi di Lamberto Bava) fino ai successi di critica e commerciali italiani come l’ultimo horror di Michele Soavi, quel “Dellamorte Dellamore” (1994) fatto di zombi e delitti in stile “Dylan Dog” (ed infatti il plot del film è tratto da un romanzo di Tiziano Sclavi: autore proprio del fortunato fumetto), “Le Comiche 2” (1992) di Neri Parenti, “Nirvana” (1996) di Gabriele Salvatores ed il sequel di “A Spasso nel Tempo” (1997) di Carlo Vanzina, con i dinosauri in stile “Jurassic Park”.
Sono gli anni del “Digitale” e Stivaletti incontra a Roma durante l’edizione del “Fantafestival “ il suo amico Tom Savini, il quale gli confessa il suo stupore dopo l’anteprima in america di “Terminator 2” . Sergio, dopo aver assistito anche lui alla proiezione, aquista la sua prima stazione grafica “Silicon Graphics” insieme al software Alias Power Animator utilizzati appunto in “Terminator 2” . Dopo non molto Argento lo chiama ancora per lavorare insieme ne “La Sindrome di Stendhal” (1996), dove alcune visionarie sequenze vengono realizzate in computer graphic. La Sindrome diviene dunque, il primo film italiano su pellicola 35mm contenente degli FX digitali.
Intanto nel 1996 muore improvvisamente Lucio Fulci, uno dei maggiori esponenti del nostro horror negli anni ’80, che ci lascia proprio mentre sta per iniziare , a sceneggiatura finita, la preparazione del remake di “La Maschera di Cera” tratto da un romanzo di Gaston Leroux.
Il film, prodotto da Dario Argento, doveva riportare su un vero set Fulci ,dopo anni di piccole produzioni. Dopo la sua dipartita Argento, che comunque non voleva abbandonare il progetto, decise di affidarne la regia a Sergio Stivaletti che con Fulci doveva ricoprire il solo ruolo di effettista.
L’esordio alla regia è quindi, per Sergio, non facilissimo e quasi “improvviso” ma con a disposizione un cast di ottimo livello dove spiccano i volti di Robert Hossein e della incantevole Romina Mondello.
Realizzato in poche settimane in alcuni locali adibiti a museo nel palazzo romano di Sergio e nel suo laboratorio di effetti speciali (lavoro del suo affiatatissimo staff sotto la guida del bravo scenografo Antonello M. Geleng ), M.D.C. Maschera Di Cera, (1997) ebbe un discreto successo commerciale e di critica tanto da soddisfare molti dei fan di Dario Argento e gli amanti dell’horror gotico.
*AC* Viene poi “Il Fantasma dell’Opera” (1998, ancora dalla penna di Gaston Leroux) con la sua memorabile macchina ammazzatopi elogiata dalla critica, seguono nell'ordine: “Nonhosonno” (2000) dove abbiamo un ritorno di Argento al thriller e quello di Stivaletti alla sua personale concezione di splatter, “Streghe Verso Nord” (2001) di Giovanni Veronesi, per continuare con “Pinocchio” di Benigni, poi nuovamente con Argento per il “Cartaio”, fino ad arrivare alla sua seconda opera come regista “I TRE VOLTI DEL TERRORE”, una interessantissima e piacevole pellicola la cui sceneggiatura è stata scritta insieme all’amico Antonio Tentori. Qui, Sergio Stivaletti riesce ad unire il genere horror con quello Fantascientifico, utilizzando la riuscita formula del film horror ad episodi (vedi Le Cinque Chiavi del Terrore) e richiamando quelle atmosfere tipiche dei film fantahorror vecchia maniera, che ricordano i mostri classici della nostra infanzia: Il Licantropo, Il Dottore Pazzo e il Mostro della Laguna. Da notare la presenza di un bravissimo John Phillip Law nei panni del personaggio chiave del film. Infine dopo altre collaborazioni sia nel campo cinematografico che in quello televisivo, arriviamo ad oggi con l'ultimo film di Dario Argento “La TERZA MADRE” terzo film della trilogia iniziata con “SUSPIRIA” ed “INFERNO”, sicuramente il più splatter della trilogia, dove assistiamo a moltissime scene “forti” in cui gli effetti di Stivaletti la fanno da padrone. *AC*
Da sempre appassionato dalle innovazioni tecnologiche, autodidatta ed artista per vocazione, Sergio Stivaletti è quanto di meglio il nostro cinema ha prodotto nel campo degli effetti speciali: un vero è proprio maestro che ha colmato dei vuoti nel nostro cinema impegnandosi nella sperimentazione delle tecnologie innovative .
Nel suo studio romano Sergio Stivaletti lavora alle sue creazioni e alle sceneggiature di prossimi film, realizza materiale di scena e quando serve sostituisce il suo ingegno alla tecnologie come pochi altri sanno fare, una tradizione decisamente tutta italiana che fanno di lui un professionista non immemore dei nostri artigiani.
Attualmente è impegnato al fianco del premio Oscar Carlo Rambaldi nella realizzazione degli effetti speciali del musical teatrale la "DIVINACOMMEDIAOPERA", un lavoro molto impegnativo, sopratutto per la costruzione del Grifone, che sarà sicuramente una novità per il pubblico italiano.
Se chiedete a Sergio quale è la cosa lmigliore che ha fatto ti risponderà probabilmente: “..mio figlio! “ ma se insisterete specificando che intendete chiedergli quale sia il suo migliore Fx risponderà :” ..Quello che non ho ancora fatto..” Una cosa e sicura , Sergio mette l’anima nelle cose che crea, e riesce a trasmettere alle sue creazioni questa passione: chissà quindi se anche la sua creazione più riuscita e più bella, il figlioletto Michelangelo, avrà come il celebre padre l’amore per il fantastico, per le sensazioni e le alchimie che solo il grande cinema, con la sua magia, sa evocare.
I suoi fan sicuramente lo sperano con tutto il cuore…
Note:
As Chianese è uno scrittore e giornalista napoletano, collabora al sito internet HorrorCult (www.horrorcult.com) e per il trimestrale “Il Foglio Letterario” per cui ha intervistato e incontrato alcune personalità della letteratura e del cinema di genere italiano di cui è cultore ed esperto a livello professionale.
Alcuni suoi romanzi e saggi sono in via di pubblicazione, al suo lavoro si sono interessati Alberto Bevilacqua e Maura Stiano.