DellaMorte DellAmore (Prod. Italia - Anno 1994)
Durata: 108’
Cast Tecnico:
Regia:
Michele Soavi
Soggetto:
Tiziano Sclavi
Sceneggiatura:
Gianni Romoli
Prodotto da:
Gianni Romoli
Tilde Corsi
Michele Soavi
Montaggio:
Franco Fraticelli
Musica:
Riccardo Biseo
Manuel De Sica
Direttore della fotografia:
Mauro Marchetti
Effetti Speciali e Trucco Speciale
Sergio Stivaletti
Cast Artistico:
Anna Falchi
Rupert Everett
François Hadji-Lazaro
Fabiana Formica
Clive Riche
Barbara Cupisti
Anton Alexander
Pietro Genuardi
Patrizia Punzo
Stefano Masciarelli
Vito Passeri
Alessandro Zamattio
Francesco Dellamorte (Rupert Everett) è il becchino del cimitero di Buffalora (uno sperduto paesino del milanese) che lavora in compagnia del fido assistente Gnaghi (François Hadji-Lazaro), un personaggio grottesco e quasi muto. L’unica parola che riesce a dire è “gna” e Francesco è il solo a capire il suo assurdo linguaggio. La vita dei due scorre nella routine più totale: seppellire i morti, ammazzarli con uno sparo alla testa quando questi resuscitano e poi seppellirli di nuovo. Non si sa perché i morti del cimitero ritornino in vita dopo pochi giorni, lo fanno e basta.
Il folle equilibrio di questa condizione sarà irrimediabilmente rotto dall’arrivo di tre donne (tutte interpretate da Anna Falchi) che sconvolgeranno la vita di Francesco che, dopo aver compiuto un massacro in paese (anche se non c’è molta differenza fra i morti viventi del cimitero e gli abitanti senza anima di Buffalora), coinvolgerà l’amico Gnaghi in una fuga tanto disperata quanto impossibile.
Tratto dal romanzo omonimo di Tiziano Sclavi (creatore del fumetto Dylan Dog) e sceneggiato da Gianni Romoli, Dellamorte Dellamore è un piccolo grande film, teneramente malinconico, ironicamente pessimista e buffamente anarchico.
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Sergio Stivaletti si è occupato del makeup, degli effetti splatter, degli effetti animatronici e della realizzazione dell’ossario.
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Curiosità dal set…
- Il look dei ritornanti “Michele voleva che nella testa degli zombi ci fossero delle specie di fiocchi di lana piuttosto che il sangue e questo complicò notevolmente l’effetto che gli spari avrebbero poi avuto sulla loro testa. Dico questo perché molti potrebbero pensare che semplicemente non c’era il sangue mentre invece ci fu una scelta precisa di utilizzare quella che Michele chiamava “mucillagine”, una sorta di “fiocchi volanti” che possiamo ritrovare in parecchi altri suoi film.” (Sergio Stivaletti)
- Le braccia della Morte. “Il mio assistente Misha Koodman fece una cosa che i miei assistenti fanno spesso nei film in cui lavoro: si prestò ad apparire in un paio di scene dove venivano impiegati alcuni effetti speciali. Lui infatti in Dellamorte Dellamore interpreta la Morte… Invertendo una cosa che Michele aveva fatto con Terry Gillian ne “Il Barone di Munchausen” dove venivano impiegate delle ali meccaniche sofisticatissime, a me venne l’idea di fare delle “braccia meccaniche” dove l’attore usava le sue mani per indossare un paio di ali. Guardando con attenzione il film si può riconoscere la sagoma della persona che interpreta la Morte che portava davanti a sé lo scheletro (quel grosso cappuccio, quella grossa cappa nera). Le mani erano meccaniche e invece le ali non erano altro che le braccia dell’attore. Fu un’idea che ci venne giocando con le proporzioni, studiando la sagoma dell’attore… Il povero Misha poi rischiò quasi di andare a fuoco perché Michele voleva che di fronte alla Morte ci fosse un fuoco dal quale dovevano innalzarsi alcuni frammenti di carta bruciata e alcuni di questi andarono addosso al vestito che era infiammabile! Ovviamente questo principio di incendio fu spento subito!” (Sergio Stivaletti)
- Il sepolto vivo. “Sempre Misha venne praticamente sepolto vivo in una scena in cui doveva interpretare uno zombi che usciva dalla terra. Michele voleva che lo zombi avesse delle radici intrecciate sotto il braccio (che si vedono anche in altri ritornanti del film tra cui la stessa Anna Falchi) e voleva che lui sbucasse da sotto terra quindi lo seppellimmo ovviamente dopo avergli dato un tubo dell’aria per poter respirare.” (Sergio Stivaletti)