Il Fantasma dell’Opera (Prod. Italia - Anno 1998)
Durata: 120’
Cast Tecnico:
Regia:
Dario Argento
Soggetto:
Gaston Leroux
Sceneggiatura:
Gérard Brach
Dario Argento
Prodotto da:
Claudio Argento
Giuseppe Colombo
Direttore della fotografia:
Ronnie Taylor
Montaggio:
Anna Rosa Napoli
Musica:
Ennio Morricone
Effetti speciali, visivi e digitali
Sergio Stivaletti
Effetti scenici
Péter Szilàgyi
Trucco:
Alessandro Bertolazzi
Cast Artistico:
Julian Sands
Asia Argento
Andrea Di Stefano
Nadia Rinaldi
Coralina Cataldi Tassoni
István Bubik
Zoltan Barabas
Lucia Guzzardi
Aldo Massasso
Gianni Franco
David D'Ingeo
Kitty Kéri
John Pedeferri
Leonardo Treviglio
Massimo Sarchielli
Luis Molteni
Enzo Carogna
Parigi, 1877. Nei sotterranei dell’Opéra di Parigi alcuni operai vengono uccisi e mutilati da un essere misterioso, una sorta di fantasma. Questi è in realtà un uomo (Julian Sands) che fu abbandonato nelle acque di un canale fognario quando ancora era nella culla e che fu salvato e cresciuto dai topi.
Sul palcoscenico del Teatro la giovane cantante Christine Daaé (Asia Argento) prova il « Romeo e Giulietta » di Gounod e, dopo averla sentita cantare, il fantasma se ne innamora. Quando Christine lo incontra ricambia il suo sentimento ma non riuscirà ad impedire che l’uomo, nel tentativo di imporla ai danni della più celebre soprano Carlotta Altieri (Nadia Rinaldi), uccida tutti coloro che si metteranno fra loro.
Nona versione cinematografica del romanzo di Gaston Leroux, sceneggiata da Gérard Brach (sceneggiatore di fiducia di Polanski) e impreziosita dalla musica di Ennio Morricone.
Curiosità dal set…
- La macchina ammazzatopi : “Fu un’idea di Dario ma fui io a dovergli dare l’aspetto e lo feci ispirandomi a delle cose di Verne e di Méliès, a certe raffigurazioni di oggetti futuribili dell’epoca che comunque portavano molte decorazioni che avevano uno scopo puramente estetico. Era una macchina che funzionava veramente, alla quale applicammo un motore elettrico e la cosa difficile fu portarla nei sotterranei perché molte delle inquadrature furono girate proprio là sotto. La macchina chiaramente non aveva dei grandi freni e quindi, verso la fine delle riprese, quando cioè ci si può permettere di rischiare di più, quasi la facemmo schiantare contro le rocce. Ovviamente non ci furono conseguenze per nessuno ma fu comunque una bella impresa portare la macchina nelle caverne e riuscire a gestirla là sotto. Ci sono molti effetti digitali, molti blue back… C’è una cosa che è stata girata ma che non è stata messa nel film… Si tratta di una visione che ha il fantasma quando vede nel cielo un topo femmina che l’aveva allattato, un po’ come la lupa di Romolo e Remo. C’era quindi questa visione di un topo in cielo, fra le nuvole, con un seno simile a quello di una donna. Era una sequenza fra il serio e il comico e quando Dario la vide ritenne che fosse troppo sul ridanciano per inserirla nel film.“ (Sergio Stivaletti)
- L’Effetto della lingua strappata: “La lingua strappata è un tipico esempio di mix fra effetti tradizionali e digitali, una cosa che negli ultimi anni ho fatto spesso con Dario. Realizzammo una lingua di gelatina per realizzare effettivamente il movimento molto tremolante della carne e però quando poi la strappammo e facemmo la ripresa ci rendemmo conto che veniva via un po’ troppo facilmente. Fummo quindi costretti a usare gli effetti digitali per creare una specie di elasticità come se ci fosse un certo sforzo nello strapparla.“ (Sergio Stivaletti)
· L’Assassinio dell’uomo impalato: “Proposi a Dario di far morire uno dei personaggi infilzandolo con una stalattite e lui accettò subito anche se in origine il personaggio moriva diversamente. L’attore veniva calato violentemente con un cavo che lo tratteneva all’ultimo momento e quindi c’era uno strattone che veniva dato dal cavo che ad un certo punto finiva. Sotto l’attore c’era un materasso blu che ovviamente dopo veniva rimosso assieme a tutte le altre cose di quel colore. Girai quindi questi contributi e nel film vediamo questa serie di sovrapposizioni che non sono altro che l’attore girato sul blue back e la stalattite (che ovviamente era finta) che vengono suddivisi in vari strati di immagini fino a mostrare l’effetto finito.” (Sergio Stivaletti)